Una solare vitalità pittorica nei tonali germogli della natura
Clitofonte Giovenali appassionato interprete dell'estetica delle forme, privilegia l'analisi del colore.
Biografia
Clitofonte Giovenali — Senigallia (AN), 30/11/1934 – Milano, 30/12/2025
Milano fu la sua città di adozione dal 1960, nella quale svolse la sua attività lavorativa presso importanti aziende industriali, pur coltivando e sviluppando in modo amatoriale, e in più di 70 anni, il suo amore e passione per l'espressione artistica, in tutte le sue forme.
Fin dalla giovane età, vinse alcuni premi in competizioni di sculture nella sabbia, nella sua amata Senigallia, e avviò la sua passione per la recitazione teatrale, che portò avanti negli anni e nelle diverse fasi della vita, fino ad assumere la regia nella riedizione del musical “Forza venite gente” (M. e P. Castellacci) con una giovane compagnia di ragazzi della Parrocchia SS Nazaro e Celso di Milano.
Mentre avviava la sua principale e più costante attività artistica pittorica, di cui la mostra commemorativa di novembre 2026 porta ampia testimonianza, l'autore si dedicò alla fotografia di paesaggi marini e persone colte in quel contesto, come pescatori e suore, con la quale vinse un primo premio al concorso GTE del 1971.
Nel frattempo, Giovenali si dedicò anche all'auto-produzione di cortometraggi nel formato 8 mm, ispirati alle poesie di Jacques Prévert, e narranti sempre il soggetto a lui più caro: il mare e la vita dei pescatori. A fine anni '90 ha anche prodotto un documentario dal titolo “Senigallia e i suoi dintorni”.
Negli ultimi anni realizzò anche opere scultoree: la principale è dedicata a San Pio con un bambino, ad altezza naturale, ed esposta presso l'ospedale di San Severino Marche.
Nell'anno giubilare 2000, si recò in Benin presso la Missione di Cappuccini di Ouidah, di cui affrescò la volta della cappella.
Sempre nel 2000, Giovenali scrisse la sua auto-biografia "Erbe amare - Il libro del tornaconto", la cui distribuzione è avvenuta in ambito privato.
Erbe amare
Il libro del tornaconto
L'autobiografia di Clitofonte Giovenali.
Opere
Una selezione di fotografie, quadri e sculture
Suore in spiaggia
Foto, premiata con medaglia d'oro al concorso fotografico GTE nel 1971
Girotondo in bronzo a cera persa
In questa sorprendente scultura di Clitofonte Giovenali è il ritmo puro del modellato che in primo luogo invita alla lettura della composizione. Dalla libera danza delle forme traspare un senso di freschezza, di immediata comunicatività. Giovenali dimostra sensibilità nella sua elaborazione formale e senza scadere nello accademismo esprime con intensità le proprie emozioni. La composizione si presenta unitaria nella sua configurazione plastica e ricca di stimoli psicologici. Un intenso impressionismo alimenta dal profondo l'animazione della sua scultura. Essa con semplicità coglie un momento di spensierato gioco infantile che diventa metafora di una auspicata condizione di vita.
T. MartucciL'affresco della Cappella di Ouidah in Benin - 2000
La "Cappella Sistina" di Ouidah
Dal 12 giugno al 13 luglio dell'anno giubilare 2000 sono stato nell'Africa nera, per l'esattezza nel Benin, quella piccola striscia di terra che si affaccia sul golfo di Guinea, altrimenti detto "il Golfo della morte". Da lì veniva infatti prelevata la maggior parte dei neri che venivano poi portati come schiavi nelle Americhe.
Ho affrontato l'Africa a 65 anni, non come fanno molti occidentali, soggiornando nei grandi alberghi sul Nilo o nei villaggi vacanze, ma vivendo giorno dopo giorno nell'Africa, quella nera, che mi ha sgomentato. Non sono quindi andato come turista. Pieno di entusiasmo e con una punta di incoscienza, sono andato ad affrescare la cupola della chiesa di una delle missioni francescane che si trovano appunto nel Benin.
La prima missione fu costruita a Cotonou nel 1987, la seconda più recente é stata costruita a 40 Km. da Cotonou a Ouidah, in mezzo alla foresta, con lo scopo di educare e far crescere nuove vocazioni di cappuccini, cioé un vero e proprio seminario. Per il momento ci sono 15 postulanti provenienti da vari paesi dell'Africa.
La cupola che abbiamo affrescato é quella di Ouidah, una cupola ottagonale, composta da otto triangoli, la base di ognuno dei quali é di 6 m., mentre l'altezza é di 8 m. Impresa tutt'altro che agevole, data la scarsità di strutture, quali le impalcature semoventi.
Il buon senso e la provvidenza hanno voluto che avessi preparato, prima di partire, tutte le sinopie di cartone da riportare sull'intonaco della cupola.
Il tema da rappresentare era il Cantico delle creature di San Francesco in otto quadri (triangoli).
Abbiamo iniziato il lavoro in due persone, mio cognato Enzo Ferrara ed io, poi si é aggiunto l'aiuto di un indigeno con qualifica di imbianchino. Mio cognato e l'imbianchino avevano il compito di fare i fondi; a me spettava quello di dipingere le figure.
Lavoravamo 7-8 ore al giorno sotto una cupola che poteva paragonarsi alla volta di un forno: infatti, nonostante la temperatura fosse di 25°, l'umidità al 100% e le tegole di catrame, a contatto del muro senza alcuna intercapedine, rendevano l'aria così afosa che sembrava di fare continuamente la sauna. Ho perso 8 Kg. (che erano per altro eccedenti).
Abbiamo impiegato la prima settimana per riportare le sinopie sulle pareti della cupola; abbiamo completato il lavoro di pittura degli otto triangoli il 3 luglio, integrandolo con ulteriore dipinto sulla parete di fondo dell'altare, rappresentante la "Resurrezione di Cristo".
Il sabato e la domenica i nostri amici missionari si prodigavano per portarci a vedere un po' di natura e di vita africana. La vegetazione del Benin é bellissima per tutto l'anno, come in un'eterna primavera; non c'é l'alternarsi delle stagioni, perciò alcune specie di frutti stagionali non possono attecchire. L'acqua c'é in abbondanza e il terreno é quasi tutto pianeggiante. La popolazione non soffre per carestia, fame e quindi denutrizione. La natura da sola é sufficiente a sfamare i pochi abitanti di questa zona dell'Africa. Per quanto riguarda la vita dei Beninesi possiamo dirlo chiaro e forte: la decolonizzazione é stata peggiore, e più colpevole della colonizzazione.
Quando ero laggiù, ogni sera, prima di dormire, guardavo il cielo stellato con la sua grande Croce del Sud e mi veniva spontaneo chiedermi: ma chi é il missionario? È un eroe, un martire, un santo o semplicemente un uomo come noi, però illuminato dallo Spirito Santo. I missionari fanno miracoli tutti i giorni; i mezzi finanziari non mancano e la manodopera costa poco, ma essi hanno bisogno soprattutto di forze nuove e giovani. Il nero del Benin é orgoglioso e sostiene di non aver bisogno del bianco. Non ha bisogno di una casa perché a lui non serve; può vivere e vive bene ai margini della strada. A Cotonou ci sono solo due grandi strade asfaltate che per essere costruite sono state finanziate ben cinque volte dall'Occidente.
Questo ci dimostra che tutto il mondo é paese e che i ladri ci sono ovunque. Le altre strade sono sterrate e piene di enormi buche, quasi impraticabili, al punto che se un mezzo rimane incagliato in una buca, nessuno si dà da fare per toglierlo e la strada rimane bloccata per giorni e giorni.
Nel porto ogni giorno arrivano navi piene di rottami d'auto, camion e motorini da tutta Europa, specialmente Francia, Belgio e Germania. Auto messe in strada senza freni, fanali, sospensioni, ecc; pericoli pubblici vaganti che uccidono ogni giorno esseri umani in misura non inferiore a quanti ne uccide l'Aids.
Gli Africani del Benin si sono abituati a mangiare anche le parti del pollo che noi scartiamo e che francesi e belgi inviano loro anche in forma mistificata.
In altre parole e molto in sintesi questa Africa che ho visto é considerata dagli occidentali "la pattumiera del mondo".
Le religioni praticate sono tantissime e le più variegate. La poligamia é una tradizione difficile da sradicare. La domenica le chiese cristiane alle funzioni non riescono a contenere l'afflusso di praticanti che si sistemano dentro e fuori della chiesa: seguono la funzione con gioia, entusiasmo, canti e felicità che si sprigiona dai loro occhi. Le corali continuano a cantare per ore anche dopo le funzioni riunendosi in piccoli gruppi fuori della chiesa, condividendo il pasto e danzando. Sono felici, nonostante non possiedano "nulla", secondo la misura di noi occidentali.
Nei loro volti c'é gioia e speranza, fiducia e fede. Non dobbiamo abbandonarli.
La terra é fertile, l'acqua non manca, ci sono le foreste di teck. Manca solo qualcuno che si metta a coltivare il mais, che può essere raccolto due volte l'anno; manca qualcuno che segua le piantagioni di ananas, che sono della qualità migliore del mondo; manca qualcuno che vieti l'importazione dei rottami inquinanti con le loro esalazioni mefitiche.
Inoltre per ottenere di più ed avere più risorse occorre che i vari "ordini" cristiani presenti sul territorio siano più uniti nello sforzo comune.
L'Africa, da sola, non ce la può fare: aiutiamola!
Clitofonte GiovenaliDa: Una cappella nell'Africa nera affrescata da Clitofonte Giovenali e Enzo Ferrara.
Pubblichiamo volentieri la sua lettera, pervenutaci con le fotografie degli affreschi della cappella. La segnalazione è per noi un piccolo contributo per far conoscere il lavoro, anche artistico, delle missioni.
Luglio 2000 — Stefano Zecchi (ARTE di Mondadori)Attività teatrali
Fin dalla giovinezza Clitofonte Giovenali coltivò anche la passione per la recitazione teatrale, portata avanti negli anni e nelle diverse fasi della vita, fino ad assumere la regia di alcune pièce, come la riedizione del musical "Forza venite gente" di Michele e Pietro Castellacci, con una giovane compagnia di ragazzi della Parrocchia SS Nazaro e Celso di Milano.
Di seguito le sue partecipazioni come interprete, protagonista e regista teatrale:
Interprete
- 1947Ivette — F. Rougier Manoni, G. Bernacchia — Senigallia
- n.d.Milia, Milia, quest è tropp! — F. Rougier Manoni — Senigallia
- n.d.Ventitré or e tre quarti, Luigi! — F. Rougier Manoni — Senigallia
- 1956Nora seconda — C. G. Viola — Senigallia
- 1957I figli degli Antenati — A. Saitta — Senigallia
- 1959Il principe azzurro — S. Lopez — Senigallia
- 1962La trappola — T. Robert — Milano
- 1974Trappola per uomo solo — R. Thomas — Milano
- 1977Delitto all'isola delle capre — U. Betti — Pesaro e Senigallia
- Anni '80Non tutti i ladri vengono per nuocere — D. Fo — Milano
- Anni '80Il tabacco fa male — A. Ceco — Milano
- Anni '80Lutero — J. Osborne / L. Pavan — Milano
Regista e interprete
- 1978L'anima travasada — G. Bertini — Milano
- 1980Sti milionari…pover crist! — F. Rougier Manoni — Milano
Regista
- Anni '90Forza venite gente — M. e P. Castellacci — Milano
Recensioni
Una solare vitalità pittorica nei tonali germogli della natura.
Le esperienze psicologiche che si innestano in una persona, una volta che attenda al confronto pratico ed interiore con l'arte, sono molteplici e naturalmente individuali ed irripetibili. Tormento, sorpresa, contemplazione, paura, nostalgia, sono soltanto alcuni degli stimoli che possono insorgere alla vista di un paesaggio come reazione alle sue forme, all'atmosfera che da esso promana. Sicuramente osservando i bei dipinti di Clitofonte Giovenali, che spaziano dalla veduta di campagna, alla marina, dalla natura morta alla rappresentazione del nudo femminile, la prima impressione é che Giovenali sia non solo un artista ispirato, ma quello che maggiormente conta ed affascina, é il fatto che sia ispirato da un senso autentico dell'armonia.
Una condizione questa dell'armonia, sempre più rara non solo nella società, ma anche nell'arte, dove l'attenzione morbosa all'orrido, allo scandalo, alla provocazione ingenuamente infantile sembra aver contagiato una parte non irrilevante della ricerca artistica contemporanea.
In questa situazione Giovenali reagisce con il carattere molto positivo della sua pittura dalla quale traspare un sereno e meditato confronto con la realtà della natura. Il pittore non si presta a atteggiamenti esasperati o retorici, ma con efficacia e sottile vena introspettiva trasforma una marina in un battito di schietta poesia.
Le sue composizioni non sono barocche, ricche di dettagli o di effetti pittorici, ma lasciano intravedere una coscienza espressiva lucida che con immediatezza coglie le caratteristiche nascoste di un luogo, di un paesaggio. Così la rappresentazione della celebre spiaggia di Senigallia, diventa nella sintesi del colore, nella bruciante compenetrazione di materia e luce, una trasfigurazione quasi metafisica del luogo, della natura. Oppure nell'opera Grottammare l'incisività del disegno, la composta regolarità delle forme, il loro essenziale plasticismo denotano nella pittura di Giovenali il desiderio di imprimere alla figurazione dei tratti non tanto narrativi, quanto di riflessiva espressione. In effetti per l'artista la natura é un punto di partenza, é la dimensione in cui oggettivamente e spiritualmente nascono sentimenti, emozioni, desideri, pensieri che poi diventano limpida struttura compositiva. Lo diventano in virtù del colore e di un disegno netto, molto pronunciato dal punto di vista plastico.
Giovenali non é un pittore di sensazioni, di tonalismi cangianti. Piuttosto ha un'idea solida e lucida della pittura in cui la forma é sempre il segno di un'evidenza, di una realtà concreta e tangibile.
Da un certo punto di vista le sue composizioni sono strutturate con un'implicita razionalità, ma senza che questo annulli quelle caratteristiche di spontanea energia espressiva su cui così sensibilmente insiste Giovenali.
Osservando lo svolgimento dei suoi dipinti si può agevolmente comprendere come l'artista si orienti verso forme semplificate, con affinità culturali che fanno pensare al Carrà della fase di Valori Plastici con le sue suggestioni neo-primitive. Giovenali in lavori come Tramonto, Barche a riposo, San Paolo - Sardegna pone in luce una intensa e composta rilevazione di forme, quasi venate da un senso profondo del ricordo. Pertanto la sua pittura si dipana come dialogo interiore, volontà di confrontarsi con la natura ed il suo inesauribile mistero.
Un dialogo che, Giovenali è convinto, si può benissimo determinare con una pittura, classica per elaborazione di stile, ma non convenzionale per tensione interpretativa e raffinatezze di allusioni visive.
La versatilità artistica di Giovenali non si limita soltanto alla pittura, ma concerne con altrettanta efficacia espressiva la tecnica del pastello. In queste particolari realizzazioni Giovenali valorizza la sensibilità atmosferica più che il contesto narrativo. Sono opere, le sue, in cui le forme sono sintetizzate con un segno morbido, calligrafico e che si fonde con l'insieme arioso degli spazi.
La linea tende a sconfinare nel colore e questo comporta lo sfumare dei contorni per cui le potenziali masse plastiche tendono a divenire configurazioni tonali.
Giovenali accentua il suo colorismo, pone il linguaggio del colore nella condizione di reagire con pronta energia ad una luce che rispetto all'olio è più differenziata, si potrebbe dire quasi impressionista. Cromaticamente dominano gli ocra, i gialli, i viola effusi in tonalità brillantemente intuite, senza pesantezza e durezza di contrasti. Nasce così uno spazio non tanto prospettico quanto realizzato dalla dinamica variazione del colore che irrora l'insieme della composizione.
In questi interventi lo spazio, le forme, si integrano con delicata presenza. La forma sembra nascere più da incontri di luce che dal classico disegno rilevatore.
Nella mostra che Clitofonte Giovenali programma nella sede di Artecultura non mancheranno ulteriori momenti di riflessione per una ricerca espressiva nella quale l'enigma della natura si trasforma in una meditata e pura narrazione pittorica.
Ottobre 2005 — Teodosio MartucciIl segreto di Clitofonte Giovenali.
Al primo incontro, l'osservatore resta inondato dal colore. Soprattutto da quelle ritornanti distese campiture di cobalto che dal cielo estendono sul mare — o sulla campagna — sottostante la propria densa luminescenza fino a far brillare ogni oggetto di luce propria.
Ma a riguardare le prime prove impegnate di Clitofonte Giovenali, che risalgono ai primi anni Novanta del Novecento quasi a segnare una vocazione solo all'apparenza tardiva, si scopre che l'essenza della sua virtù originaria sta nel segno. Se ne ha conferma indiretta, ma certa, da certi suoi studi e disegni che, seppur realizzati con tecniche diverse, egli ha riprodotto in bianco e nero. Essi si dispongono all'occhio come una rivelazione. Prima del colore era la luce, in forza di un'attitudine naturale ma incoercibile al disegnare, a solcare fin dall'inizio la materia col tratto deciso che è dello scultore prima ancora che del pittore.
E quando questi si è fatto soggiogare dall'impressionismo coloristico che sembra ormai dominarlo con prepotente invadenza, il colore non si è aggiunto al segno nè tanto meno lo ha soffocato, ma ne ha assorbito la veemenza incisiva e lo ha intriso di umori vitali e primigeni.
Eppure l'emozione che promana dalla risultante di questo processo è piuttosto contigua alla malinconia che alla gioia, alla meditazione assorta piuttosto che alla raffigurazione dinamica.
La percezione di uno status più autunnale che albale discende probabilmente da quell'aura immobile e rarefatta che circonda prospettive struggenti di paesaggio o nature morte, ed insieme riesce a trasmettere il distacco e il silenzio.
Al di sopra ed al di là del tripudio cromatico, persiste dunque — nostalgia o approdo? — una condizione di immota solitudine. Quasi che, con tecniche tanto diverse e per naturale vocazione, i volumi sghembi di barche e di cabine delle sue marine adombrassero ancora la pensosa nettezza di segno e l'allusione interrogativa di Dante Panni, indimenticato artista concittadino e cugino di Giovenali.
È che la condizione sospesa e trepida di fronte alla natura promettente ed insidiosa nella sua perfezione è comune ad una certa anima marchigiana e, aggiungiamo, adriatica.
Se si vuole, anche Giovenali ribadisce con la sua arte quell'orientamento a percepire l'indefinito segreto che affiora senza mai rivelarsi pienamente, dal paesaggio: fosse anche umano o anche quello, distante ma a suo modo anch'esso sconfinato, della sua Lombardia.
Luglio 2002 — Fabio Ciceroni (Senigallia)Clitofonte Giovenali appassionato interprete dell'estetica delle forme, privilegia l'analisi del colore.
Dipinge paesaggi lombardi e marchigiani, vedute, nature morte, nudi di donna, interno di ambienti, ecc. Egli costruisce lo spazio mediante l'analisi dell'estetica delle forme, privilegiando il colore.
Le sue opere riflettono un'ardente sollecitazione coloristica che incanta per la briosità ed i colpi di pennello intesi a creare una nuova dimensione. C'è nell'assunto, non la descrizione del luogo, ma la rilevazione del "paesaggio" e della "veduta" come trasfigurazione della realtà, per acquisire quasi un'istanza metafisica, in cui l'artista riesce a cogliere le quintessenze che si sprigionano dalla Natura. Questa poetica del dipinto trascina il Giovenali a dare risalto all'espressività delle vibrazioni timbriche, dalla luce nitida, dalle atmosfere calde, dai cieli color cobalto, acuti e sognanti. Il rapporto si accentua nei vasi di fiori, nelle "nature morte" in genere, in cui il pittore ha il dono di calarsi nella psicologia dei "Soggetti di Ferma" (come si denominava la "Vita Silente" nel Seicento), giostrando, non solo sul rigore compositivo, ma acquisendo il linguaggio metafisico che si sprigiona dai fiori, dai ninnoli, dai mobili, dalle tappezzerie, dalle finestre, come "empatia" delle cose.
Bisogna riconoscere al Giovenali l'abilità di saper conferire alle sue opere una coerenza tecnica nell'uso dell'olio, dell'acrilico, della tempera e delle tecniche miste, evocando il gusto per la preziosità delle tinte, aprendosi ad un linguaggio sontuoso in cui il simbolo assurge a momento di fusione tra elementi sensoriali percettivi ed i dati spirituali proiettati dall'inconscio.
Le figure sono donne seducenti, spesso modelle, colte in requie, meditative, assorte, ritratte in dolce contemplazione, vestite o nude, che risaltano in pose, in gesti, in attitudini estatiche, sprigionanti calde sensualità. Ottima la ricerca dei toni, l'uso delle luci, l'affermazione delle volumetrie e degli incarnati, gli effetti sulle superfici del corpo, il gioco delle braccia e delle gambe nello spezzato della linea.
Si coglie appieno la sapienza del disegno, coerente e razionale, architettato in funzione espressiva.
Maggio 1997 — Antonino De Bono (Arte più Arte — Milano)Motivi d'animo e di natura nei dipinti impressionisti di Clitofonte Giovenali.
Quando si pone l'attenzione sui dipinti di Clitofonte Giovenali e si osserva la sua pacata sensibilità di pittore, due sono le sensazioni che interessano a prima vista: una è la scelta paesistica che dipinge l'immagine nella serenità dello spazio, attento a raccoglierla in tutta la sua sollecitazione poetica. Mentre il secondo aspetto si pone nella fondata intesa di collaborazione che si stabilisce tra l'animazione artistica e la soggettualità tematica che collega l'ambiente di natura a quello culturale, della vita.
E il dipinto, pertanto, si delizia di una sua forza di messaggio e di un suo orientamento di coinvolgimento che interessa sia l'artista che il fruitore.
Una squisitezza pittorica che riferita ai suoi codici storici fa dire che trattasi di una prediletta vena di figurativo.
Un robusto figurativo il quale fa conoscere nel corpo dell'immagine una sua ben nutrita incisività espressiva che lascia intravedere il sottile celarsi di una sensibilità romantica preposta per omaggiare un ricordo tramontato e sulla cui scomparsa tuttavia l'artista dipinge l'autentico della sua pittura odierna.
Egli intuisce e realizza la facoltosa immagine del bel quadro padano. Vitalissimo di terra e di verde, di nuvole sfoglianti di bianco gentile. La realtà di un sogno che non è una metafora inventata dal pittore, ma la presa d'atto di un desiderio appagato dalla determinazione pittorica di Giovenali, della sua ispirazione d'artista.
Maggio 1993 — Giuseppe Martucci (Galleria Artecultura — Milano)Esposizioni
Mostre personali
- Maggio 1993Saletta Incontri Artecultura — Milano Brera
- Maggio 1994Galleria Expo-Ex — Senigallia
- Gennaio 1995Ass. Sviluppo Promozione — Milano
- Settembre 1997Centro Culturale S. Protaso — Milano
- Maggio 1998Circolo di Lettura — Tortona
- Settemb. 2002Pro-Loco "Il buco dell'Arte" — S. Severino Marche
- Settemb. 2002Galleria Expo-Ex — Senigallia
- Settemb. 2002Pro-Loco "Il buco dell'Arte" — S. Severino Marche
- Settemb. 2002Galleria Expo-Ex — Senigallia
- Maggio 2004Villaggio alla Barona — Milano
- 2005Sala Olimpia Artecultura — Brera — Milano
- 2006Centro Culturale Athena — Milano
- 2007Villa Greppi — Cernusco sul Naviglio — Milano
- 2007Centro Culturale Athena — Milano
- 2008Centro Culturale Athena — Milano
Altri eventi
- Giugno 2000Affresco nella cappella "Notre Dame de Lorette", Missione francescana di Ouidah — Benin, Africa nera
- Settembre 2002Scultura in bronzo di S. P. Pio — Ospedale civile, S. Severino Marche
- Maggio 2004Affresco cappella famigliare Bazzarri — Buccinasco, Milano
Riconoscimenti
- 1984Premio nazionale "La Fontanella" — Milano
- 1985Premio della città di Senigallia
- 1986Premio nazionale "La Fontanella" — Milano
- 1987Premio "Estemporanea", Chiesa Rossa — Milano
- 2002Premio Internazionale del Circolo della Stampa — Milano
- 2004Premio "Cesare Frigerio" — Città di Corsico, Milano
- 2008Premio "Cesare Frigerio", Menzione speciale della giuria — Città di Corsico, Milano
Mostra commemorativa a scopo benefico
27-29 novembre 2026 - Via Daniele Crespi, 9 - Milano
La mostra sarà aperta al pubblico:
- Venerdì 27 e sabato 28 novembre: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00;
- Domenica 29 novembre: dalle 10:00 alle 17:00 (orario continuato).
Saranno esposte opere di Clitofonte Giovenali:
- Quadri
- Disegni
- Sculture
- Fotografie
Saranno proiettati alcuni corto-metraggi 8 mm dell'autore.
Le opere saranno disponibili per l'acquisto a offerta libera, il cui ricavato sarà interamente devoluto alle Missioni Cappuccini. L'offerta per le opere potrà essere effettuata contestualmente e direttamente tramite carta di credito, Apple Pay, o bonifico bancario a questo link, o inquadrando il QR Code riportato di seguito. Alle opere potrà essere applicato un valore di offerta minimo, per contribuire in modo più significativo alla donazione.*
*I costi per l'allestimento della mostra saranno sostenuti integralmente dai due figli Chiara e Andrea Giovenali.
Informazioni per raggiungere la mostra:
- La sala d'esposizione si trova all'interno dell'AREAC, attiva nella sola giornata di venerdì.
- Via Daniele Crespi è facilmente raggiungibile da MM 2, fermate Sant'Agostino o Sant'Ambrogio.
- In zona è presente un garage a pagamento (1 minuto a piedi).